12 mar
Facebook e un figlio di nome Megatron
Facebook e, più in generale il web, stanno aprendo nuove prospettive sia alla comunicazione sia al marketing, discipline diverse che vanno a braccetto. Sul social network più diffuso della Rete in questi giorni stanno avvenendo simpatici e curiosi fenomeni che dimostrano come, quello virale, sia elemento necessario allo sviluppo del web. E, per una volta, si può fare a meno del sesso.
Questa volta il sesso non c’entra. Eppure, corpi nudi e immagini pornografiche, hanno sempre avuto a che fare con lo sviluppo della tecnologia. Così è stato per la fotografia che ha cominciato a prendere piede con la diffusione di nudi femminili, così è stato per internet. Siamo davanti a qualcosa di datato e nuovo nel contempo, un fenomeno di comunicazione seguito soprattutto dai tecnici di marketing, perché il web è capace di attirare più masse di quanto gli altri media abbiano dimostrato di fare. Vediamo come.
“Se raggiungo un milione di fan…”. Sono sempre di più i nomi dei gruppi creati su Facebook che iniziano così. Certo, è solo un gioco, un modo simpatico di fare comunicazione. Per ora.
Non sfugge da questa ludica regola neppure il gruppo “My sister said if i get one million fans she will name her baby Megatron” (se raggiungo un milione di fan, mia sorella chiamerà suo figlio Megatron). Una certa Laura attende un figlio che dovrebbe nascere il prossimo 9 agosto ed è disposto a chiamarlo come uno dei personaggi dei Transformers se lo zio del nascituro riuscirà a raccogliere un milione di fan.
Divertente o sadico che sia, cerchiamo di capire cosa è successo. Una dozzina di oer dopo l’apertura il gruppo contava 200 membri circa, niente di spettacolare. Ad inizio marzo, ovvero una settimana dopo l’apertura del gruppo, avvenuta il 27 febbraio, i fan erano 100mila, oggi sono 1milione e 60mila. Questo è un ottimo esempio di “comunicazione virale”.
E’ certo che né Laura né suo fratello abbiano 100mila contatti, ma sono sempre di più le persone che, sulla propria “bacheca” vedono messaggi quali “30 dei tuoi amici sono fan di…. Diventa fan anche tu”. Basta un click e, colpo di mouse dopo colpo, i fan del gruppo aumentano. Ammettiamo, ora, che il sedicente zio burlone abbia messo in commercio una bibita che chiameremo “Spency”. Una volta raggiunto il suo obiettivo gli basterà cambiare il nome del gruppo in “vado matto per la Spency”. Il gioco è fatto. Un milione di fan, un milione di persone che, anche in modo inconsapevole, adorano questa bibita. All’interno del gruppo un sacco di messaggi entusiastici, che si rivolgevano a qualcosa di diverso, ma poco importa. Sempre più persone vedranno sulla propria bacheca il messaggio “30 dei tuoi amici sono fan della bibita Spency”. Risultato: pubblicità, tanta e gratuita.
Di certo Mark Zuckerberg e soci stanno già pensando ad un modo di monetizzare questo fenomeno, quale altro mezzo riuscirebbe a fare tanto? E, anche nel caso in cui ci riuscisse, a quale costo?
Giuditta Mosca

